LEI DUNQUE CAPIRÀ

resenta una produzione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia – Il Rossetti di  Claudio Magris
07 - 08 Jan 2008
 
 

About the play


«(…) questa luce velata, opaca, mi piace; mi sembra di essere sul fondo del mare, dove tutto è fermo, immobile, anche il tempo. Ci piaceva tanto scendere insieme nell’acqua blucupa, subito profonda, in riva a quella nostra isola; forse solo là sotto, nella fissità di quegli istanti lunghi come secoli, siamo stati felicix»

Una liquida penombra circonda la protagonista del monologo che Claudio Magris ha scritto
per Daniela Giovanetti, attrice di riferimento dello Stabile. A lei – alla sua recitazione limpida, alla sensibilità che la condurrà a intrecciare dolorosa dolcezza e appassionata determinazione – l’autore, fra i più lucidi intellettuali dei nostri giorni, affida il ruolo di Euridice, testimone di un amore il cui eco si ripete oltre il tempo e lo spazio. Antonio Calenda traspone sul palcoscenico – com’è già avvenuto con esiti eccellenti, per La Mostra – le suggestioni ed i significati del testo che ripercorre in modo attuale il mito di Orfeo.

L’arcaico racconto vuole che la sposa di Orfeo sia uccisa da un serpente. Straziato, Orfeo con il suo canto commuove a tal punto i guardiani degli Inferi, da ottenere di riportarla fra i vivi. L’unica condizione è che l’uomo non si volga mai a guardare la sposa prima di essere uscito dall’Ade. Orfeo, misteriosamente, non resiste ed Euridice viene allora abbandonata per sempre al suo destino di morte.
Del mito, Magris restituisce il senso profondo e universale, arricchendolo di un vortice di piccoli frammenti quotidiani, anche autobiografici: accenti di un universo poetico struggente, espressi armonizzando con raffinatezza altissima consapevolezza culturale, e intensa sensibilità. I suoi Orfeo ed Euridice sono moderni nelle loro fragilità e contraddizioni.

Attraverso le parole della donna – prigioniera d’un’Ade dal profilo talvolta kafkiano, talvolta rassicurante – conosciamo ogni vibrazione del loro animo: la reciproca nostalgia, i sogni, la forza di Euridice, le paure, la drammatica solitudine di Orfeo, i sensi di colpa, l’estremo sacrificio… Un trascolorare d’immagini e sensazioni che raccontano – per usare le parole dell’autore – «(…) la felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme»